Vitamina D bassa: tutti i rischi per la salute

Pubblicato: 29 Maggio, 2020 di Alessandro

La vitamina D bassa è un problema da non sottovalutare, che può riflettersi in maniera pesante sulla salute dell’organismo. Per la sua stretta correlazione con alcune funzioni decisamente importanti, infatti, è fondamentale che i suoi livelli vengano mantenuti sempre su soglie definite come accettabili.

Al giorno d’oggi non è così raro trovarsi in una situazione in cui il fabbisogno vitaminico di questa sostanza non sia soddisfatto, pertanto sono state definite categorie di soggetti e situazioni potenzialmente a rischio.

Cerchiamo di capire allora cosa può comportare un quadro di vitamina D bassa, definendone le conseguenze e le patologie, oltre a vedere quali sono i comportamenti da assumere per evitare di trovarsi in questa situazione.

Vitamina D bassa

Quando abbiamo parlato della vitamina D, abbiamo definito la sua appartenenza alla categoria delle vitamine liposolubili. Questo significa che tale sostanza ha un grado maggiore di solubilità negli acidi grassi. Urge specificare però che siamo davanti ad una sostanza che viene sintetizzata in larghissima parte dal nostro organismo, capace quindi di provvedere in maniera autonoma a soddisfare quasi completamente il proprio fabbisogno.

Affinché ciò avvenga, è necessario che si inneschi una reazione chimica attivata dall’esposizione alla luce solare, che permette l’assorbimento di minerali fondamentali come calcio e magnesio. Ciò consente al nostro corpo di accumulare le scorte di vitamina D necessarie per la formazione e il mantenimento della salute ossea. In condizioni normali, l’integrazione avviene grazie agli alimenti che contengono questo micronutriente. Talvolta è possibile ricorrere a prodotti specifici provenienti dall’industria nutraceutica, per compensare eventuali mancanze (come le perle di olio di fegato di merluzzo).

Quando il deficit vitaminico è protratto, però, ci troviamo davanti ad una condizione di ipovitaminosi. In questo caso viene compromessa la salute ossea e, in modo collaterale, anche quella cardiovascolare. Le cause principali sono da ricercarsi in un’esposizione alla luce del sole insufficiente, in un’alimentazione scorretta  o in una condizione patologica preesistente.

Altre volte ancora la causa può derivare da un aumentato fabbisogno: l’esempio tipico è quello delle donne in gravidanza, che devono aumentare i propri consumi vitaminici per riuscire a soddisfare anche il fabbisogno del feto. Altro caso è quello delle donne in menopausa, che devono mantenere livelli piuttosto alti per contrastare l’elevata incidenza di osteoporosi (vedi a tal proposito l’approfondimento su come dimagrire in menopausa).

Il livello di vitamina D nell’organismo viene misurato attraverso test ematici, mirati a verificare la quantità di calcidiolo (o 25-idrossicalciferolo).

Fattori di rischio

Fattori di rischio

Oltre alle cause già elencate, esistono alcuni comportamenti che possono compromettere la presenza di vitamina D nell’organismo. Una delle prime cause di assorbimento ridotto è il fumo di sigaretta, che inibisce il metabolismo della sostanza. A seguire troviamo l’alcolismo, dal momento che un consumo cronico di alcool compromette l’assorbimento a livello intestinale.

Anche l’obesità influenza la disponibilità di vitamina D nel corpo, perché il tessuto adiposo ne assorbe la maggior parte. Alcune condizioni patologiche si sono poi dimostrate responsabili della carenza di questa vitamina, come il morbo di Crohn, la celiachia e l’osteoporosi (che può essere quindi sia causa che conseguenza). Situazioni come l’insufficienza renale ed epatica limitano l’assorbimento, in maniera analoga a quanto accade con alcune malattie granulomatose.

Sappiamo poi che l’età è un fattore altamente incidente, dal momento che le persone anziane sono più soggette a trovarsi in deficit vitaminico. Non trascuriamo poi quella (ristretta) cerchia di soggetti che rifuggono di propria iniziativa l’esposizione alla luce solare.

Vitamina D bassa nei giovani

Ancor più della vitamina A, la vitamina D è fondamentale per la formazione e la salute delle ossa. Una sua carenza in età infantile e giovanile porta al rachitismo. Questa patologia comporta una demineralizzazione delle ossa, che con il passare del tempo causa cedimento e deformazione delle stesse, incapaci di reggere il peso corporeo. A livello visivo il rachitismo è evidente perché i soggetti che ne soffrono finiscono per avere le gambe storte, la mascella deformata e spesso il petto assume una conformazione incavata verso l’interno.

Al di là dell’alimentazione, appare chiaro che per i bambini è fondamentale passare molto tempo all’aria aperta. Non è necessario quindi coprirli dalla testa ai piedi durante i mesi invernali, ma al tempo stesso è importante adottare le giuste protezioni solari durante i mesi estivi.

Al giorno d’oggi fortunatamente questa patologia non è più diffusa come un tempo, grazie ad un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e ad una maggiore consapevolezza del ruolo delle vitamine sull’organismo.

Vitamina D bassa negli adulti

Una delle principali conseguenze di questo specifico deficit vitaminico in età adulta è l’osteomalacia. Partiamo da una struttura ossea già formata e consolidata, il cui assorbimento minerale però diminuisce. Ciò causa situazioni di dolore e di maggiore inclinazione alle fratture, derivate da quella che è definita come rarefazione macroscopica.

Con il passare degli anni, situazioni di vitamina D bassa sono correlabili con l’insorgenza di osteoporosi. Qui ad essere colpita è la struttura a livello microscopico, ossia quella in cui avviene una riduzione della densità minerale. A differenza dell’osteomalacia, quindi, ad essere deficitario non è il processo di sintesi ma i livelli massimi di minerali presenti. Anche qui le conseguenze si traducono in una maggiore fragilità ossea e una tendenza alla frattura.

Gli effetti di un’ipovitaminosi però si riflettono anche sul sistema cardiovascolare, il quale vede aumentare il rischio di contrarre patologie specifiche. Inoltre possono verificarsi infiammazioni come la periodontite, che può portare alla perdita dei denti, e condizioni di immunodepressione o di insulino-resistenza. Sono infine in corso di accertamento le correlazioni tra una carenza di vitamina D e stati depressivi.

Vitamina D bassa fa ingrassare

Molte persone si sono dette interessate a capire un’eventuale associazione tra ipovitaminosi D e tendenza all’aumento di peso. Al giorno d’oggi la medicina non ha riscontrato alcun rapporto diretto tra una situazione di vitamina D bassa e obesità.

Il discorso però merita un approfondimento più ampio. Se come abbiamo detto un deficit vitaminico va ad influire anche sulla salute cardiovascolare, gli studi in merito sono stati condotti per capire la correlazione tra le patologie di questo apparato, l’obesità e i livelli di vitamina D. Rispetto ai soggetti normopeso, infatti, gli obesi hanno dimostrato di avere livelli piuttosto bassi di questo micronutriente in circolo. Ciò è dovuto alla combinazione di due principali abitudini di vita scorrette: l’eccessiva sedentarietà, tradotta in bassa esposizione solare, e una dieta fuori controllo (conosciamo tutti il rapporto tra dieta e salute), con lo sviluppo di tessuti adiposi che finiscono per sequestrare grandi quantità di vitamina D.

Quindi in linea di massima si può desumere che l’obesità sia una causa più che una conseguenza dell’ipovitaminosi.

Vitamina D bassa: la cura

La terapia per affrontare una carenza da vitamina D viene formulata individuando quelle che sono le cause che hanno portato a questa condizione. Questa fase è suscettibile di grandi variazioni soggettive, motivo per cui è importante risalire alla causa esatta che ha determinato l’ipovitaminosi.

A ciò i medici associano, in maniera parallela, una terapia indirizzata alla normalizzazione dei livelli del micronutriente nel nostro organismo. Qui le indicazioni riguardano l’alimentazione, con una dieta basata su alimenti ricchi di vitamina D, corredata da eventuali integratori. Ricordiamo che, in maniera analoga a quanto accade con la vitamina B12, i cibi a maggiore contenuto di questa sostanza sono di origine animale. Ciò potrebbe quindi complicare le cose qualora il soggetto interessato perseguisse un’alimentazione vegana.

Impostando la dieta sul reintegro delle scorte, l’obiettivo è quello di agire nel breve termine, in modo da ripristinare quanto prima i livelli di vitamina D per evitare la manifestazione di condizioni potenzialmente pericolose per la salute.

Conclusioni

La vitamina D è fondamentale per la formazione e il mantenimento in salute dell’apparato scheletrico del corpo umano. Il nostro organismo ha la fortuna di poter provvedere in maniera autonoma alla produzione della quasi totalità del fabbisogno vitaminico. È sufficiente infatti un’adeguata esposizione alla luce del sole per dar vita ad un processo di sintesi che permette di accumulare scorte adeguate ad un fisiologico funzionamento della nostra struttura ossea.

Non sono rari però i casi di carenza da vitamina D, venutisi a creare per le motivazioni più disparate. In età giovanile questo scompenso è associato alla comparsa di rachitismo, che si manifesta poi con il passare degli anni sotto forma di osteomalacia. Negli anziani, invece, la patologia corrispondente ad un deficit vitaminico è l’osteoporosi.

Non è solo l’età però a concorrere come fattore di rischio per l’ipovitaminosi, motivo per cui è importante assumere atteggiamenti corretti come un’adeguata (e sicura) esposizione solare ed un’alimentazione che sia corretta ed equilibrata.

Sono proprio questi gli step che la medicina persegue anche per le terapie riabilitative di tutte le situazioni di vitamina D bassa, mirate ad individuare e correggere la causa scatenante nel lungo periodo, oltre che a reintegrare le scorte con una dieta specifica nel breve. Ancora una volta vediamo come da pochi e tutto sommato semplici comportamenti che possiamo adottare nel quotidiano dipenda la nostra salute sia nell’immediato che nel lungo termine.

Domande frequenti sulla vitamina D bassa

Cos’è la vitamina D bassa?

Parliamo di una condizione in cui il nostro organismo non vede soddisfatto il proprio fabbisogno vitaminico. Le conseguenze si riflettono sul sistema scheletrico e sull’apparato cardiovascolare.

Quali sono le cause della vitamina D bassa?

Le cause principali risiedono in una insufficiente esposizione alla luce del sole e in un’alimentazione scorretta. Esistono fattori di rischio che aumentano le probabilità di trovarsi in condizione di ipovitaminosi: il fumo di sigaretta, l’alcolismo, l’obesità, l’esistenza di una condizione patologica preesistente e l’età avanzata.

Cosa comporta una carenza di vitamina D?

La carenza è stata associata a condizioni di rachitismo in età infantile. Ciò si spiega con lo stretto rapporto esistente tra una corretta assunzione di questa vitamina e la salute del sistema scheletrico. In età adulta la patologia emerge sotto forma di osteomalacia, mentre negli anziani parliamo di osteoporosi.

Quali sono le terapie per curare la vitamina D bassa?

La medicina consiglia una terapia causale, mirata ad individuare l’origine dell’ipovitaminosi per correggerla nel lungo periodo. A questa i medici associano una terapia di reintegro, basata sul consumo di alimenti ricchi di vitamina D e di eventuali integratori, per ristabilire la situazione nel breve termine.

 

Click to rate this post!
[Total: 0 Average: 0]
Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.